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venerdì 22 gennaio 2016

ARMED SEVEN (ASTRO PORT, 2015)


Non me l'aspettavo, eppure questo Armed Seven è uno shoot'em up davvero carino. Anzi, dopo più partite, direi anche un "molto bello".
Della casa indipendente giapponese ASTRO PORT avevo già provicchiato Satazius, che mi aveva convinto ben poco (ma non l'ho mai approfondito, e mi sa che infatti prima o poi ci tornerò), e giocato un bel po' Gigantic Army che, ecco... poteva essere fatto meglio. Il problema è che, in questa software house, sono in due a fare tutto, e quello che fa le musiche è lo stesso che fa la grafica, ed insomma... diciamo che si potrebbe specializzare in almeno una delle due cose. E invece no: le musiche hanno sempre dei suoni pessimi, oltre a non avere mai chissà quali composizioni, anzi sanno proprio di roba "pezzotta", mentre graficamente ci sono discrete idee e buon impegno, ma colori sempre smorti ed una grossolanità generale. Ma c'è un però: ovvero che, questi due comparti estetici, dal basso della loro povertà, danno un "effetto nostalgia" molto ma molto di nicchia davvero niente male. Perché sanno di quella roba che trovi scavando, molto a posteriori, tra i romset di vecchi sistemi o, magari tanto più sistemi dimenticati da decenni se non quasi sempre ignorati, almeno qui da noi. Che però hanno le loro perle nascoste, nonostante non siano sviluppate da chissà quali storiche software house e nonostante le loro "limitazioni professionali", e senti la passione e la verve del game design di scuola giapponese. Che insomma, quando si tratta di gameplay puro ce l'hanno un po' nel sangue quel riuscire a fare le cose per bene. Infatti, per quanto non sia chissà quanto rifinito, Armed Seven si gioca molto molto bene e presenta un modo di giocare gli shoot'em up orizzontali che è sempre stato piuttosto raro. Non è un danmaku nel senso stretto del termine: nonostante il gioco presenti situazioni sì anche strapiene di proiettili, l'hitbox rimane comunque piuttosto grande e la velocità di gioco (e degli spari) si mantiene sempre estremamente alta, pertanto si rimane ancorati alle basi dello shoot'em up più puro: riflessi, capacità di movimento e capacità di gestire gli attacchi nemici senza rimanere intrappolati, lasciando anche ampio spazio all'improvvisazione, tra dei pattern dannatamente armoniosi. Giocarlo, scegliere la combinazione di armi più consona ad ognuno di noi (o a determinate situazioni), e districarsi tra i proiettili, è davvero un piacere. Sembra un po' la scuola Toaplan degli ultimi tempi, quella verticale, ma trasposta in orizzontale. E con una difficoltà più abbordabile ma che comunque non lascia scampo ad errori e richiede, come è giusto che sia, concentrazione continua.
Lo score system è abbastanza banale, ma funziona per un gioco senza troppi pensieri come questo: si basa sul distruggere determinati nemici, quelli un po' più grossi, il prima possibile: più velocemente vengono annientati, maggiore sarà il moltiplicatore del singolo punteggio di ognuno di essi.
Armed Seven non è particolarmente difficile da completare e non dura troppo rispetto a tanti altri shoot'em up, anzi la curva di apprendimento è ottimamente calibrata e ciò mi ha spinto a rigiocarlo anche a difficoltà più avanzate. Il massimo che son riuscito a raggiungere dovrebbe essere il penultimo boss ad insane (o giù di lì... è passato un po' di tempo, chi si ricorda?), poi il pad SEGA PLAY che utilizzavo mi ha salutato (dopo nemmeno una decina di ore di utilizzo; non compratelo mai!) e non ho avuto voglia di riabituarmi con altri controlli. In realtà arrivato a quel punto era anche parecchio difficile e non so se ci sarei mai riuscito. Ma pazienza... chi lo sa!